Il primo Mortal Kombat fu sviluppato solo da quattro persone

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Quando oggi pensiamo a Mortal Kombat, ci vengono in mente produzioni enormi, budget milionari e team composti da centinaia di sviluppatori. Eppure la nascita di uno dei picchiaduro più famosi e controversi della storia dei videogiochi è sorprendentemente minuscola.

Il primo Mortal Kombat, pubblicato nel 1992, fu sviluppato da un team ridottissimo all’interno di Midway Games. Alla base del progetto c’erano Ed Boon e John Tobias affiancati da pochissimi collaboratori. In totale le persone coinvolte direttamente nello sviluppo furono circa quattro, un numero impensabile per gli standard odierni.

Midway stava valutando un picchiaduro con Jean-Claude Van Damme ma quando l’accordo saltò il team decise di reinventare tutto. Da lì nacque un mondo violento, cupo e completamente diverso dai titoli colorati che dominavano le sale giochi dell’epoca.

Una delle scelte più rivoluzionarie fu l’uso di attori reali digitalizzati, fotografati e trasformati in sprite; una tecnica innovativa che, unita a uno stile crudo e realistico, rese il gioco immediatamente riconoscibile. Anche le famose Fatality nacquero quasi come una provocazione pensate per distinguersi e lasciare il segno, cosa che riuscirono a fare fin troppo bene.

Il successo fu enorme ma anche pieno di polemiche: Mortal Kombat finì al centro di dibattiti sulla violenza nei videogiochi, contribuendo indirettamente alla nascita del sistema di classificazione PEGI/ESRB.

Mortal Kombat è la prova che non servono grandi team per creare un capolavoro ma una visione chiara, idee forti e il coraggio di osare. Da quel piccolo gruppo di sviluppatori è nata una saga che, oltre trent’anni dopo, è ancora viva, rilevante e amatissima.

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