Odissea – un epopea quasi perfetta ma poco autoriale

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Dopo aver vinto il suo primo premio Oscar con “Oppenheimer”, Nolan si cimenta nel poema epico di Omero cambiando completamente genere e stile rispetto alle sue opere precedenti. Parlare di “Odissea” a mente calda non è affatto facile, in quanto ci troviamo di fronte a una delle opere più atipiche del regista, sia per quanto riguarda la struttura, sia per quanto riguarda la poetica.

Nolan cerca di adattare il poema in maniera più diretta, a costo di perdere la sua personalità e il proprio modo di fare cinema. Sembra che Nolan abbia voluto mettersi al servizio della storia, piuttosto che farla sua e inserire il proprio tocco personale come fatto con “Oppenheimer”. Il vero punto di forza della pellicola è indubbiamente la sua messa in scena e le inquadrature che Nolan ha deciso di adottare. Ogni singola scena viene messa in risalto dalla maestria del regista, che riesce a creare delle immagini molto impattanti dal punto di vista visivo. Il sonoro inoltre, riesce a rinforzare maggiormente le immagini: il sound design e la colonna sonore di Göransson sono studiate per trascinare lo spettatore nel viaggio che Ulisse compie, risaltando maggiormente nelle sequenze create per dare maggiore tensione.


L’interpretazione degli attori è sicuramente ottima, specialmente quella di Matt Damon, Tom Holland e Robert Pattinson, ma non viene messa in risalto da una sceneggiatura che concede poco spazio alla psiche dei personaggi, preferendo concentrarsi sul Viaggio di Ulisse. L’impressione che ho avuto guardando “Odissea” è quella di vedere una pellicola molto distaccata, quasi glaciale.

Nolan rinuncia alla componente emotiva tenendo i personaggi a distanza, abbandonandosi al servizio della storia raccontata. La componente cinematografica a tratti raggiungi picchi altissimi, con scene cariche di tensione ed epica, a tratti invece, risultano sequenze enormi sulla carte, ma senza offrire lo spettacolo visto poco prima. Nolan non riesce sempre ad esaltare e rendere potenti momenti che avrebbero meritato una trasposizione all’ennesima potenza, ma tende perdere la sua autorialità e la sua classica struttura per adattare al meglio possibile il poema di Omero. Resta il rammarico di aver visto una trasposizione sublime dell’Odissea, ma un film meno autoriale e molto meno Nolaniano rispetto alle aspettative che avevo costruito.

Va dato il merito nell’aver voluto tentare uno dei generi più complessi da sperimentare, con una storia dal difficile adattamento e con una resa e costruzione sicuramente riuscita, ma con un depotenziamento autoriale che dispiace aver smarrito, un po’ come Ulisse.

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